Palazzo d'Accursio

Palazzo d'Accursio

Il primo nucleo di Palazzo D’Accursio risale al finire del 1200: aveva dimensioni molto più piccole rispetto a quelle attuali e fu interamente abbattuto nella prima metà del 1300 per poter essere ampliato quando il palazzo divenne centro della vita politica bolognese.
Divenne sede del primo comune cittadino nel 1336 quando qui vi si trasferirono i magistrati del comune che lo adibirono anche a loro dimora.
Nel 1360 Palazzo D’Accursio viene trasformato a fortezza militare quando il fratello dell’allora Pontefice conquistò la città e doveva difenderla dalle signorie confinanti.
A partire dal 1500 fino a giungere al 1800, Palazzo d’Accursio svolse la duplice funzione di sede del governo cittadino (gestito dai massimi magistrati) e di dimora del legato, uomo fedele e nominato dal Pontefice ogni 3 anni.
Questa duplice funzione era alla base del “governo misto” che resse la città di Bologna per diversi secoli, periodo in cui convivevano potere ecclesiastico e potere aristocratico esercitato dalla nobiltà cittadina.
Emerge dalle carte antiche che, in epoca cinquecentesca, Palazzo d’Accursio era circondato da un grande giardino parte del quale (l’attuale sala borsa) di proprietà privata del legato al Pontefice.
Si sviluppava su due piani, era protetto da mura e torri fortificate, ed ospitava anche le prigioni.
Proprio la presenza delle prigioni così vicine alla piazza principale della città, provocò intorno al 1820, il disappunto dei cittadini infastiditi dalla vista delle squallide finestre ferrate da dove i prigionieri offendevano e molestavano i passanti. I Bolognesi erano infastiditi anche dal cattivo odore che fuoriusciva dal carcere e dalle latrine aperte su Piazza Maggiore.
Di stile medievale, oggi Palazzo d’Accursio conserva affreschi del ‘600 ad opera di Prospero Fontana, opere di Bibiena e di Michele Colonna.